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Da grande sarò un pirata.

“I pirati avevano proprio la cattiveria negli occhi”. Questo è stato il primo commento che ho sentito uscendo dal cinema dopo aver visto “Captain  Philips”, il film che racconta la vera storia del dirottamento della nave mercantile statunitense Alabama, avvenuto nel 2009 per mano di quattro pirati somali, e la cattura in ostaggio del capitano Richard Philips. Il commento mi ha fatto riflettere perché io, diversamente da loro, negli occhi dei pirati, ho  visto qualcos’altro: la disperazione.

 Nella nostra società spesso è molto facile dividere tutto fra buoni e cattivi; gli americani e i pirati Somali. Ma non può essere così semplice. Dietro la definizione “pirata” c’è un essere umano. Come noi. E non possiamo non domandarci cosa spinge un essere umano, come noi, a diventare un pirata.

Il pirata Somalo Muse, protagonista del film, specifica più volte “Siamo solo dei pescatori, non siamo Al-Qaeda non vogliamo fare del male a nessuno…” Quindi loro non si ritenevano pirati infondo.. E com’è possibile allora che si sono spinti fino a tanto?

Alla fine del film l’intero pubblico tira un sospiro di sollievo: il capitano Philips viene salvato con un operazione militare e i tre pirati vengono uccisi e Muse arrestato.  I buoni hanno vinto. I pirati sono morti. Ma questo non è solo un film, è una storia vera e ci saranno altri capitani Philips e altri pirati come Muse; aver risolto questo conflitto non avrà risolto il problema alla radice. Tiziano Terzani riguardo ai terroristi diceva: “Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali” .

Questo è il centro del mio discorso: dobbiamo capire i motivi che spingono quattro “semplici pescatori” a prendere una vecchia barchetta con un motore mezzo guasto e spingersi nel pieno dell’oceano per assalire una nave gigantesca con un equipaggio cinque volte il loro e arrivare anche a sfidare le forze militari americane. Sono convinta che per un atto così folle, l’unica motivazione può essere solamente la disperazione. L’angoscia di un uomo che soffre e ha bisogno di aiuto per sopravvivere e per far sopravvivere la sua famiglia e il suo popolo.

Captain Philips: “Deve esserci un altro sistema che non sia rapire uomini.”

Pirata Muse: “Forse in America… forse in America.”

Per dare una possibilità alle persone come Muse di non diventare un pirata, bisogna eliminare le ragioni che lo rendono tale. E questo si può fare solo aiutando la Somalia a costruire un paese che sia in grado di dare un’alternativa al suo popolo, perché nessun uomo merita di diventare un pirata per mancanza di alternative.