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Da Maker a Supereroe: il nuovo capolavoro Disney Big Hero 6

Non mi sono mai piaciuti i super eroi perché non li ho mai trovati reali.

Ma guardando il capolavoro firmato Disney, Big Hero 6, mi sono ricreduta!

La Disney stravolge le regole fantascientifiche e ci mostra la “programmazione” di un super eroe nell’era tecnologica. E se dietro ad ogni super eroe ci fosse l’ultima tecnologia robotica, un pò di intelligenza artificiale e il tutto fosse stato programmato in un garage da un bambino 14 enne “nerd” che vive a “San Fransokyo” ? Non sarebbe molto più reale di qualunque altro super eroe mai esistito?

BIG HERO 6

Per tutti i Tech-addicts e Makers, Big Hero 6 è imp-er-di-bi-le. Se siete troppo grandi per entrare a vedere il cartone fatela sembrare un idea di vostro figlio e non temete, il cartone sembra più un film, data la qualità incredibile delle immagini, per il quale infatti hanno usato e testato per primi l’ultima tecnologia sul mercato chiamata Hyperion.

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L’inizio fomenta immediatamente gli amanti del tech con una scena mozzafiato del Golden Gate di San Francisco al tramonto e un combattimento tra robot creati e telecomandati da due “smanettoni” della Silicon Valley.

Il bambino genio, protagonista sul grande schermo, non a caso si chiama “Hiro”, ed è lui il “maker” del suo super eroe: un robot gonfiabile di nome Baymax e di tutti i Gadget high tech per i suoi amici. L’intero film è una celebrazione del movimento Maker; scanner e stampanti 3D, spazi maker, nanobots e microdroni sono i protagonisti assoluti, attraverso i  quali Disney ci dice esplicitamente: i Maker sono dei veri e propri super eroi!

E come in tutti i film Disney, molti degli elementi sono basati sulla realtà ma disegnati con una visione futuristica. Un esempio è Baymax, il robot/super eroe che ha le funzioni di un medico personale, programmato e costruito inizialmente dal fratello maggiore di Hiro nel politecnico di San Francisco in una Lab che ricorda molto quella di Singularity University. Non a caso la prossima frontiera della medicina è proprio questa: un sistema che permette di monitorare costantemente la tua salute e di fornire immediata prevenzione adeguata. La Disney aggiunge anche un tocco del tutto personale nel rendere Baymax il robot medico, non un insieme di pezzi di ferro, ma bensì un gigante ciccione e gonfiabile con un aspetto del tutto ingenuo che rende davvero l’idea di un robot buono che si prende cura di te. Hiro, progetta e crea anche una flotta di nanobots che ricorda quella dei Kilo-bots disegnati quest’anno a Harvard.

BIG HERO 6

Durante il film viene sempre ricordato che i super eroi e tutti i “poteri magici” sono sempre reali perchè creati da umani e soprattutto dal gruppo di 5 teenager che insieme a Baymax il robot, formano i “Big Hero 6”. Non ho potuto fare a meno di immaginare i teen makers che quest’anno hanno partecipato all’Education Day della “Maker Faire Rome” come personaggi del film capaci quanto loro di progettare tutte le invenzioni mostrate dalla Disney.  Per esempio, le stampanti 3D avanzate con molteplici braccia, veloci e capaci di stampare su qualunque materiale, sarebbero potute essere quelle del nostro Cesare Cacitti. Ma c’è anche Gianluigi Parrotto che avrebbe potuto costruire le turbine a vento che fluttuano nel cartone sopra il cielo di San Francisco e le stradine di Pacific Heights e mandano energia alla città tramite delle pastoie. Ma se vogliamo è presente anche Super Sylvia a cui può essersi ispirata una dei 6 eroi del film che con i suoi pazzi esperimenti in laboratorio riesce a sconfiggere ogni ostacolo e Joey Hudy che potrebbe benissimo aver costruito il braccio cannone di Baymax. E infatti per rendere il tutto ancora più umano la Disney ha lanciato tramite l’importante Fondazione XPRIZE una Big Hero 6-XPRIZE competition radunando “super eroi” tra gli 8 e i 18 anni con progetti per cambiare il mondo. I vincitori sono stati annunciati e chissà che non saranno proprio loro i protagonisti della Maker Fair 2015 e gli eroi futuri del nostro mondo…

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Il finale di Big Hero però è ciò che mi è piaciuto di più e ne ho tratto una conclusione del tutto “singularitaria” e personale. Il robot Baymax nella scena conclusiva non è in grado di uccidere il dottor Kalligan personaggio antagonista del film: “Non sono programmato per far male ad un essere umano”, e può solo uccidere quando il suo codice viene modificato da Hiro che viene però anche lui convinto a usare metodi alternativi alla violenza. Durante il mio periodo a Singularity University quest’estate abbiamo avuto modo di parlare dell’etica nell’era della tecnologia ed immaginare scenari come quello del sopravvento delle macchine agli esseri umani, anche chiamato il punto della “singolarità” e previsto da Ray Kurzweil nel 2045. Lo scopo ultimo infatti di Singularity University è proprio quello di preparare imprenditori e leader a scenari di questo tipo e a saper usare le tecnologie per migliorare il mondo. Il finale di Big Hero 6 anticipa proprio questo in chiave positiva: anche gli esseri umani possono essere dei super eroi sfruttando le tecnologie per il bene dell’umanità e non per distruggerla.

 

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